Posto orario GPS 26/27, cos’è e come funziona
Per le supplenze dell’anno scolastico 2026/27, il MiM ha introdotto il “posto orario” nella compilazione delle GPS, ossia spezzoni aggregati in un unico incarico su più scuole. Ecco cos’è, come funziona, i limiti al completamento e cosa valutare prima di candidarsi. Domande entro il 29 luglio.
Gli aspiranti docenti inseriti nelle Graduatorie ad Esaurimento (GaE) e nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) hanno tempo fino alle ore 14:00 del 29 luglio per presentare domanda di supplenza al 31 agosto o al 30 giugno 2027. L’istanza deve essere compilata e inoltrata esclusivamente attraverso la piattaforma Polis – Informatizzazione nomine supplenze, accessibile dal portale del Ministero. All’interno della procedura, quest’anno, compare una voce nuova che merita attenzione: la possibilità di esprimere la propria disponibilità ad accettare i cosiddetti posti orario.
Cos’è il posto orario e come nasce
Il posto orario rappresenta la principale novità della tornata di supplenze 2026/27. Si tratta di un incarico che non corrisponde a una cattedra tradizionale presente nell’organico di diritto, bensì viene creato dall’Ambito Territoriale aggregando spezzoni orari residui distribuiti in due o, al massimo, tre istituzioni scolastiche diverse. La finalità è dichiarata esplicitamente nell’articolo 2, comma 3, dell’ordinanza ministeriale sulle GPS 2026/28: ridurre il numero complessivo delle supplenze e, contemporaneamente, aumentare il numero di ore attribuite con ciascun incarico. In pratica, anziché assegnare separatamente piccoli spezzoni a docenti diversi — con il risultato di frammentare il servizio e generare una precarietà diffusa — il sistema accorpa le ore disponibili e le propone come un unico contratto.
Posto orario intero e spezzone di posto orario: le differenze
Non tutti i posti orario sono uguali. La distinzione fondamentale riguarda il raggiungimento o meno dell’orario obbligatorio di insegnamento previsto per il personale di ruolo del corrispondente grado di scuola:
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Scuola dell’infanzia: 25 ore settimanali
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Scuola primaria: 22 ore di insegnamento più 2 ore di programmazione
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Scuola secondaria (primo e secondo grado): 18 ore settimanali
Se gli spezzoni aggregati raggiungono queste soglie, il posto orario è considerato intero e viene attribuito con contratto “fino al termine delle attività didattiche” (scadenza 30 giugno). Se invece la somma degli spezzoni resta al di sotto dell’orario completo, si parla di spezzone di posto orario, attribuito con la tipologia contrattuale “Spezzone”. In questo secondo caso, il docente conserva il diritto al completamento orario, ma con vincoli precisi.
Come funziona il completamento e quali sono i limiti
Chi accetta uno spezzone di posto orario può cercare di raggiungere l’orario pieno attraverso ulteriori ore, ma deve rispettare due limiti tassativi e simultanei:
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Massimo tre istituzioni scolastiche complessivamente (comprese quelle già incluse nel posto orario)
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Massimo due comuni diversi
Ciò significa che occorre fare bene i conti prima di accettare. Un esempio chiarisce il punto: se lo spezzone di posto orario è già distribuito su tre scuole, il docente non potrà più ottenere alcun completamento presso ulteriori istituti. Analogamente, se le scuole aggregate si trovano in due comuni differenti, non sarà possibile completare in un terzo comune.
Il contesto: cattedre interne, cattedre esterne e la nuova logica
Per comprendere appieno la novità, è utile richiamare la distinzione tradizionale che opera nella scuola secondaria:
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La Cattedra Orario Interna (COI) è formata interamente all’interno di una stessa istituzione scolastica, anche se articolata su più plessi o sedi dello stesso istituto.
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La Cattedra Orario Esterna (COE) è invece distribuita tra due o più istituzioni scolastiche diverse, con l’individuazione di una sede principale (sede di amministrazione).
Il posto orario richiama la logica della COE, ma con una differenza sostanziale: non nasce dall’organico di diritto, bensì dall’aggregazione di disponibilità residue effettuata a livello provinciale dagli Ambiti Territoriali. Questi ultimi, nella composizione dei posti orario, sono tenuti a rispettare il criterio di viciniorità: le scuole aggregate non dovrebbero essere eccessivamente distanti tra loro, così da rendere sostenibile lo spostamento del docente tra le diverse sedi. Nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, dove si ragiona tradizionalmente in termini di “posti” anziché di “cattedre”, la logica è identica: l’Ambito Territoriale somma ore disponibili in più istituti per costruire un incarico più consistente.
Come esprimere la preferenza nella domanda
L’aspirante che nella compilazione dell’istanza su Polis seleziona le tipologie di contratto “Fino al termine delle attività didattiche” e/o “Spezzone” troverà l’opzione per dichiarare la propria disponibilità ad accettare anche posti orario. Si tratta di una scelta volontaria: nessuno è obbligato ad accettarli, ma chi non esprime questa disponibilità non potrà essere destinatario di tali incarichi.
Opportunità o limite? Cosa valutare prima di decidere
Il posto orario può essere letto sotto una duplice prospettiva.
I vantaggi potenziali:
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Ottenere fin da subito un incarico con un numero di ore più elevato, anziché ricevere un piccolo spezzone e dover attendere successive convocazioni o supplenze brevi per integrarlo.
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Maggiore stabilità economica nell’arco dell’anno scolastico, grazie a uno stipendio proporzionato a un monte ore più consistente.
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Riduzione dell’incertezza legata alla ricerca di completamenti durante l’anno.
Le criticità da considerare:
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L’aggregazione degli spezzoni riduce il numero delle supplenze complessivamente disponibili, rendendo potenzialmente più difficile trovare ore residue per eventuali completamenti successivi.
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La necessità di spostarsi tra due o tre scuole diverse, talvolta in comuni differenti, comporta costi e tempi di trasporto aggiuntivi.
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Se il posto orario è già articolato su tre istituti, il margine per ulteriori completamenti si azzera del tutto.
La valutazione, dunque, dipende strettamente dalla situazione personale di ciascun aspirante: posizione in graduatoria, provincia di inserimento, distribuzione territoriale delle scuole coinvolte e possibilità concreta di raggiungere le diverse sedi.
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